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MATTANZA



GLI AMBIENTALISTI SUI GOMMONI CERCANO DI DISTURBARE I CACCIATORI: QUEST’ANNO SARANNO UCCISI 325 MILA ESEMPLARI

Canada, tra i cacciatori che massacrano le foche

Nel Grande Nord infuria la caccia ai cuccioli

"LA STAMPA" 27/3/2006

NEW YORK. Il peschereccio si chiama Thomika, e nemmeno la fantasia più selvaggia potrebbe confonderlo con la tetra baleniera Pequod del capitano Ahab. Al massimo può sembrare una barchetta che porta allegri pensionati canadesi in gita sul Gulf of St. Lawrence, per vedere lo scioglimento primaverile dei ghiacci. Ad un certo punto, sulla linea di navigazione, compare un piccolo iceberg dove un cucciolo di foca fa la siesta. Ti aspetteresti di veder spuntare da bordo le macchine fotografiche dei simpatici pensionati in vacanza, eccitati al primo incontro con la natura selvaggia. Invece dal Thomika scende un pescatore con gli stivaloni alti fino all'anca, e un bastone uncinato che riporta davvero alla memoria Ahab, o magari il suo marinaio-cannibale Queequeg, che tanto inquietava i sonni di Ishmael.

Il pescatore si avvicina con passi veloci alla foca, sbracciando per tenere l'equilibrio sul ghiaccio che galleggia sopra l'acqua. Quando gli sta sopra, tutto si compie in pochi secondi. Il cucciolo lancia uno strano gemito, come se l'istinto di sopravvivenza gli avesse suggerito il pericolo. Però non si muove, perché ha poche settimane di vita e un animale come l'uomo non l'aveva mai visto prima. Il pescatore alza il suo "hakapik", il bastone chiodato, e lo scarica sopra la testa del cucciolo. Così arpionato se lo trascina verso il Thomika, lasciando una striscia rossa di sangue sul ghiaccio. Quando arriva a bordo del peschereccio i colleghi prendono su la preda e la scuoiano.

Tolta la preziosa pelle, e il grasso che rivenderanno allo stato solido, ributtano la carcassa della foca in mare o sopra un pezzo di ghiaccio, dove continuerà a galleggiare come avviso agli altri cuccioli, finché un'ondata o la putrefazione la faranno sparire nel ciclo della vita e della morte. Va così, lungo le coste orientali del Canada, da quando sabato scorso è cominciata la caccia annuale alle foche. Le voci degli scandalizzati illustri, come sir Paul McCartney e sua moglie Heater Mills, sono svanite in sottofondo, e le lacrime di Brigitte Bardot si sono asciugate. Ora la caccia, che secondo Ottawa va avanti da tremila anni, è una questione fra i cuccioli ignari, i pescatori, e gli attivisti che li inseguono sulle loro navi, sui gommoni e sugli elicotteri, per documentare quella che denunciano come una strage inutile.

Ogni anno, di questi tempi, il governo canadese apre la mattanza. Si comincia dal grande nord, dove le popolazioni aborigene come gli Inuit possono ammazzare 10.000 esemplari. Poi si scende lungo il Gulf of St.Lawrence e la Newfoundland. In totale, quest'anno, il Ministero della Pesca e degli Oceani ha dato il permesso di uccidere 325.000 animali, a patto che abbiano superato le due o tre settimane di vita e quindi non sfoggino più il pelo bianco. Secondo i calcoli del ministro Hearn, "la popolazione delle foche in Canada è abbondante e gode di ottima salute. Abbiamo circa 5,8 milioni di esemplari, cioé il triplo rispetto agli anni Settanta. Questa è una grande storia di successo per la conservazione della specie".

La posizione di Ottawa, ribadita dal nuovo premier Harper, è tutta qua. Secondo il governo le foche stanno al Canada un po’ come i canguri stanno all'Australia, e quindi eliminarle serve a tenere sotto controllo il numero. La caccia annuale, poi, è una tradizione che va avanti da tremila anni, infatti fu la prima cosa che notò l'esploratore francese Jacques Cartier, quando attraversò lo stretto di Belle Isle. Secondo Ottawa si tratta quasi di un evento culturale, ma anche di un mezzo di sopravvivenza essenziale per le popolazioni costiere, nelle stagioni in cui il pesce come il merluzzo scarseggia. Nel 2005 una pelle di foca si vendeva per 52 dollari, che sommati ai soldi ricavati dal grasso significano una sessantina di dollari per ogni mazzata del Thomika.

Le pellicce finiscono soprattutto in Russia, Cina e Norvegia, perché gli Stati Uniti e molti paesi europei hanno vietato il commercio. L'anno scorso la caccia ha fruttato in tutto 16,5 milioni di dollari, che hanno rappresentato fra il 25 e il 35% del reddito annuale in queste regioni povere, dove la disoccupazione arriva a toccare il 30%. Gli ambientalisti, come la Humane Society degli Stati Uniti impegnata a pedinare i pescatori, rispondono che sono tutte fesserie. Come prima cosa gli animali soffrono, perché vengono macellati in maniera selvaggia e spesso sono scuoiati vivi. Poi le ragioni economiche sono irrilevanti, perché con tutti i sussidi balordi che vengono regalati in giro per motivi politiche, la comunità internazionale non faticherebbe troppo ad inventare un programma da 16 milioni di dollari canadesi l'anno per lasciare in pace i cuccioli di foca.

Anche la storia della conservazione, per gli ambientalisti, è fasulla: "A causa del riscaldamento globale - spiega Rebecca Aldworth della Humane Society - quest'anno ci sono molti meno esemplari. Parecchi cuccioli sono affogati prima di imparare a nuotare, perché sono caduti dal ghiaccio in scioglimento. Quindi non c'è alcuna necessità di eliminarne 325.000". Eppure la caccia continua, non solo quella dei pescatori che inseguono le foche, ma anche quella degli ambientalisti che inseguono i pescatori: "L'altro giorno - ha denunciato la Aldworth - ci siamo avvicinati ad un peschereccio, e l'equipaggio ci ha lanciato contro le interiora di un cucciolo scannato". Persino Ahab era più rispettoso, con la sua balena bianca.

Pubblicato il 27/3/2006 alle 15.57 nella rubrica Diario.

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